Autore Topic: Il CSE di fronte a Rischi Gravi e Imminenti  (Letto 3679 volte)

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Il CSE di fronte a Rischi Gravi e Imminenti
« il: Aprile 07, 2020, 10:31:06 am »
Il CSE  di fronte a Rischi Gravi e Imminenti

Esaminare le circostanze in cui si devono sospendere i lavori, potrà apparire “banale” ma non lo è – esaminare le modalità di monitoraggio del cantiere è importante per modulare l’attività del tecnico che deve ricoprire un incarico come quello del CSE, che troppo spesso viene ritenuto residuale.

Residuale – un termine forte ma che fotografa bene un certo modo superficiale di valutare l’incarico di CSE – i compensi che sono attribuiti nel “mercato”, soprattutto privato  confermano il ruolo residuale che gli viene attribuito.

Un primo errore – quello dei tecnici che si propongono al privato e nelle offerte a bandi pubblici con compensi non adeguati al ruolo e alle responsabilità che comporta l’incarico.

Un secondo quello dei  Committenti pubblici  che affidano incarichi con ribassi non giustificabili,  con ribassi fino al 70% della base di gara.
Questo Mix di comportamenti determina una “appiattimento” verso il basso di tutti, anche di coloro che rimanendo fuori una due tre…….., da tanti affidamenti sono  costretti ad adeguarsi alla situazione e partecipare alla “danza” dei ribassi esagerati.

Per valutare le offerte si dovrebbero utilizzare  criteri  trasparenti,   quante presenze deve fare il CSE in cantiere?,  la velocità di evoluzione dei lavori con le relative potenziali interferenze spazio/temporali,  il numero di imprese che si presume opereranno in cantiere.

Per proseguire il ragionamento utilizziamo alcune sentenze di cassazione, in cui è stata riconosciuta una responsabilità da parte del CSE  in eventi infortunistici .

Cassazione Penale, Sez. 4, 30 gennaio 2019, n. 4647 - Infortunio mortale. La figura del CSE rileva nel caso in cui i lavori contemplino l'opera di più imprese o lavoratori autonomi anche in successione tra di loro e non necessariamente in concomitanza

“Fatto

1. La Corte di Appello di Roma con la sentenza impugnata, confermava la sentenza del Tribunale di Frosinone che aveva riconosciuto C.R. colpevole del reato di agevolazione colposa nella morte di G.M. dipendente della ditta edile DEPI di DP.G. che, mentre prestava attività lavorativa presso un cantiere in Frosinone, precipitava all'interno di intercapedine subendo lesioni personali da cui seguiva la morte. In particolare al C.R. era contestato, nella sua qualità di coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione di avere disatteso l'art. 5 co. 1 lett.a) D.Lgs. 494/96 in quanto ometteva di verificare l'adempimento da parte delle imprese esecutrici dei lavori, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro.

2. Assumeva il giudice di appello che doveva essere riconosciuta la responsabilità del coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione in quanto, pure avendo previsto nel piano di sicurezza e coordinamento che le aperture costituenti lucernai del complesso immobiliare in costruzione dovessero essere delimitate da parapetti in legno per tutta l'ampiezza del perimetro, aveva omesso di sincerarsi per alcuni giorni che tali parapetti fossero presenti a seguito dello smantellamento del ponteggio da parte della impresa esecutrice. Affermava il giudice di appello che in tale modo l'imputato aveva manifestato di avere totalmente smarrito il controllo sullo svolgimento dei lavori, che pure impegnavano più imprese sulla base di un crono programma il cui coordinamento competeva all'imputato. Concludeva che il C.R. aveva dimostrato, attraverso la mancata attivazione di interventi propulsivi o inibitori, di non avere contezza dell'alternarsi delle lavorazioni e della eliminazione di importanti presidi di sicurezza che giustificavano un intervento del coordinatore al fine di scongiurare ulteriori interventi in quota soprattutto in periodo in cui era assente per malattia anche il capo cantiere dell'impresa esecutrice.

3. Avverso la suddetta pronuncia insorgeva la difesa del C.R. denunciando contraddittorietà della motivazione rispetto alle prove acquisite e travisamento della prova quanto all'addebito di condotta omissiva dell'imputato nel fatto colposo.

3.1 Assumeva in particolare che i compiti del coordinatore non andavano confusi con quelli facenti capo ad altre figure tutoriali quali il datore di lavoro e il responsabile dei lavori una volta che il coordinatore per la sicurezza aveva svolto, mediante la predisposizione del PSC del necessario coordinamento tra le opere da eseguirsi in cantiere e il sovrapporsi e i susseguirsi delle ditte interessate alla esecuzione degli interventi, evidenziando che non faceva carico al ricorrente di vigilare costantemente sull'andamento dei lavori, né di svolgere funzioni suppletive del datore di lavoro, laddove la rimozione dei presidi di sicurezza dai lucernai era dovuta a interventi non meglio individuati nel tempo ma che, sulla base delle dichiarazioni dei testi C. e P., erano da collocarsi solo tre giorni prima quello in cui si ebbe a realizzare il tragico evento, di cui i due giorni intermedi erano non lavorativi (11 e 12 Novembre).

3.2 Sotto diverso profilo evidenziava profili di travisamento della prova in relazione al susseguirsi delle operazioni eseguite nel cantiere, e di cui si assumeva che il coordinatore non fosse a conoscenza, in quanto i giudici di merito avevano confuso la fase degli interventi consistiti nello smontaggio delle impalcature (durata sei giorni) con la fase di rimozione dei presidi anticaduta (balaustre in legno), operazione di cui nulla era dato sapere agli atti, così da non potersi inferire in nessun modo che i momenti dei due interventi fossero coincidenti, così come del tutto congetturale, e frutto di travisamento, doveva ritenersi il dato che il C.R. si fosse assentato dal cantiere per circa dieci giorni, congettura basata sulla somma dei giorni necessari per smontare i ponteggi (6-7) e il tempo in cui l'apertura da cui era avvenuta la caduta era rimasta non protetta (3 gg.)

 Diritto

1. Il ricorso è infondato e va rigettato. Prevede invero l'art.90 III comma D.Lgs. 9 Aprile 2008 n.81 che nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese, anche non contemporanea, il committente, anche nei casi di coincidenza con l'impresa esecutrice, o il responsabile dei lavori, contestualmente all'affidamento dell'incarico di progettazione, designa il coordinatore per la progettazione. Il successivo comma prevede che nel caso previsto nel comma precedente, il committente o il responsabile dei lavori, prima dell'affidamento dei lavori, designa il coordinatore per la esecuzione dei lavori, in possesso dei requisiti di cui all'art.98 successivo.

2. Se la posizione riconosciuta al coordinatore per la progettazione e la esecuzione è quella della alta vigilanza delle lavorazioni, sottesa a gestire il rischio interferenziale e non già a sovraintendere momento per momento alla corretta applicazione delle prescrizioni e delle metodiche risultanti dal POS come integrate dal datore di lavoro e filtrate nel PCS (da ultimo sez.IV, 24.5.2016, Battisti, n. 27165; 12.11.2015, Porterà e altri, Rv.265661), nondimeno detta figura rileva nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia della incolumità dei lavoratori e a tale fine rileva al contempo una scrupolosa verifica della idoneità del POS e nella assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e di coordinamento e nell'assicurazione dell'adeguamento dei piani in relazione alla evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute (con particolare riferimento a ipotesi di mancata verifica di idoneità del POS che non contemplava il rischio di caduta attraverso lucernari sez. IV, 14.9.2017, Prina Rv.271026).

3. Il giudice distrettuale non è incorso in alcun travisamento della prova rispetto alle indicazioni fornite dalle risultanze processuali e, con ragionamento congruo e privo di vizi logici e in termini assolutamente coerenti con la imputazione, ha attribuito al C.R. un difetto di verifica di sicurezza nelle lavorazioni con riferimento agli eventuali aggravamenti di rischio determinati dal loro concreto atteggiarsi e svilupparsi, così da assicurare il necessario coordinamento in sede esecutiva tra interventi demandati a diverse imprese.

3.1 Sotto questo profilo il giudice di appello ha stigmatizzato il rilievo di una inadeguata attività di coordinamento e vigilanza delle opere in fase esecutiva da parte del coordinatore per la esecuzione e una assoluta carenza di cooperazione nella gestione della sicurezza da parte delle organizzazioni esecutrici e affidatarie in fase esecutiva, a fronte del fatto che, nei giorni che avevano preceduto quello dell'infortunio, il vano in questione era accessibile a maestranze delle varie imprese e che la interferenza tra lavorazioni era risultata palese e drammaticamente influente nella morte dell'operaio precipitato, atteso che alla rimozione delle impalcature che presidiavano il lucernaio aveva coinciso la eliminazione o la mancata ricollocazione delle balaustre che dovevano precludere il collegamento dall'interno.

3.2 Invero la figura del coordinatore rileva nel caso in cui i lavori contemplino l'opera di più imprese o lavoratori autonomi, anche in successione tra di loro e non necessariamente in concomitanza (sez.IV, 12.3.2015, Marzano, Rv.263150), laddove i piani organizzativi e lavorativi siano comunque in grado di interferire (sez.IV, 7.6.2016, Carfì ed altri, Rv. 267687). Non pare dubbio pertanto che anche nella ipotesi che ci occupa la posizione del C.R. non può ritenersi estranea alla area di garanzia presidiata dalla figura del coordinatore, soprattutto in ragione del concreto atteggiarsi, sovrapporsi e svilupparsi delle lavorazioni, che di fatto consentiva l'accesso al cantiere a figure professionali diversificate.

3.3 Invero il susseguirsi degli interventi, sulla base di un crono programma che doveva essere ben noto al coordinatore per la sicurezza, era tale da determinare la modificazione del luogo di lavoro anche in termini di sicurezza, alterandone i presidi pure previsti nel piano di coordinamento, così da imporre interventi propulsivi, conservativi e inibitori di cui all'art. 92 co. 1 lett.e) ed f) TU 81/2008 che sono stati del tutto omessi dal C.R. a prescindere dalla sua presenza in cantiere che, per il giudice distrettuale, ha rappresentato la mera spia di una sostanziale assenza di controllo dell'andamento del cantiere per i profili, sopra evidenziati, che allo stesso competevano.

4. Il ricorso deve pertanto essere rigettato e il ricorrente va condannato al pagamento delle spese processuali nonché alla rifuione delle spese sostenute dalla difesa delle parti civili che liquida come da dispositivo ai sensi del D.M. 10.3.2015.

 
P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché alla rifusione delle spese sostenute dalle costituite parti civili che liquida in complessivi euro 4.000,00 oltre accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 11.12.2018

Cassazione Penale, Sez. 3, 11 giugno 2019, n. 25739 - Irregolarità del ponteggio: non è sufficiente per il CSE dare disposizioni sulla corretta installazione ma è necessario sospendere immediatamente i lavori

“6. Nel merito il ricorso non ha miglior sorte, apparendo diretto a sollecitare una rivalutazione del merito non consentita nel giudizio di legittimità. A prescindere da tale considerazione, la sentenza impugnata, sulla scorta degli accertamenti in punto di fatto incensurabili in questa sede in presenza di motivazione congrua, ha dato che durante il successivo sopralluogo, nel cantiere era presente un dipendente che stava lavorando, nonostante sei giorni prima, il coordinatore M.M. si fosse recato in cantiere, avesse rilevato le irregolarità riscontrate dal teste ed avesse invitato le imprese a completare in modo regolare l'esecuzione del ponteggio, senza, tuttavia, sospendere immediatamente i lavori, a nulla rilevando, in presenza di percezione del rischio di caduta dall'alto, l'avere dato disposizioni all'impresa e ciò in forza della posizione di garanzia di coordinatore della sicurezza per l'esecuzione dei lavori svolti in un cantiere edile a cui spettano compiti di "alta vigilanza", consistenti - tra gli altri - nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell'incolumità dei lavoratori, e della, conseguente, sospensione dei lavori in caso di rischio concreto di un evento quale era, nel caso concreto, la caduta dall'alto (Sez. 4, n. 45862 del 14/09/2017, Prina, Rv. 271026 - 01).”

Cassazione Penale, Sez. 4, 04 settembre 2019, n. 36999 - Frana mortale durante i lavori di disarmo. Splateamento e sbancamento

“2.1 I fatti, in estrema sintesi, come ricostruiti dai Giudici di merito.

 2.1. F.L., lavoratore dipendente con mansioni di operaio della ditta "Fi.Fedi" s.r.l., il 6 agosto 2009 stava provvedendo, insieme al collega A.C., al "disarmo", cioè allo smontaggio di armature provvisorie - tavole di legno, di un muro in cemento armato alto 3,40 realizzato nell'ambito dei lavori di costruzione di un'abitazione bifamiliare: per fare ciò, i due erano scesi insieme nella "trincea" larga 120 centimetri compresa tra il muro in questione e l'opposto ciglio dello scavo che era stato effettuato dalla ditta "A.G." e che era privo di qualsiasi protezione ma, improvvisamente, una gran massa di terreno si è staccata dal fronte di scavo e la conseguente frana ha investito i due lavoratori, causando la morte di F.L. per trauma cranico da schiacciamento. Il collega A.C. si è invece salvato.

 2.2. A.G. è stato riconosciuto responsabile del reato di omicidio colposo, in qualità di legale rappresentante della ditta "A.G. & C. s.n.c. di A.G. ", ditta che aveva realizzato lo scavo di sbancamento.

 Essendo contestata un'ipotesi di cooperazione colposa ex art. 113 cod. pen., nei confronti dei coimputati D.C., datore di lavoro del deceduto e legale rappresentante della s.r.l. "Fi.Fedi" s.r.l., ditta appaltatrice delle opere di carpenteria, e architetto F.C., coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, si è proceduto separatamente.

I profili di colpa riconosciuti sussistenti in capo ad A.G. sono i seguenti:
 non avere provveduto all'armatura ed al consolidamento del terreno sul fronte dello scavo di sbancamento, la cui altezza, che raggiungeva in alcuni punti quasi i sei metri, la natura del terreno, argilloso, e la presenza di infiltrazioni di acqua facevano temere frane o cedimenti in zone in cui era prevista la presenza, anche successiva, di lavoratori anche di altre ditte (art. 118 del  d. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81);
 non avere attuato quanto previsto nel piano di sicurezza e di coordinamento (acronimo: P.S.C.) e nella relativa "tavola degli scavi" (p. 27-28) dello stesso, avendo realizzato uno scavo di quasi sei metri, anziché tre metri e cinquanta centimetri, come previsto, e con una pendenza molto prossima ai novanta gradi, anziché tra i dieci ed in quaranta gradi previsti, cioè quasi verticale, e per non avere installato la c.d. sbadacchiatura, cioè un'armatura provvisoria a sostegno della parete di terra (art. 100, comma 3, del d. Lgs. n. 81 del 2008).”
…………………………………………………………………….

“Diritto

 l. Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.

 1.1. Il primo motivo si concentra sulla - ritenuta - inutilità in concreto della sbadacchiatura, ma trascura che tra i profili di colpa ritenuti sussistenti (v. p. 3 della sentenza di primo grado e p. 15 di quella della Corte di merito) vi è quello di avere realizzato uno scavo assai più profondo (5 metri anziché 3,50) e molto più "angolato" (quasi 90° anziché minimo 10° - massimo 40°), quindi molto meno stabile e, correlativamente, molto più pericoloso, di quello previsto nel progetto e che, invece, ove realizzato conformemente alla previsione, proprio in ragione del declivio molto più dolce, non avrebbe contribuito a provocare la frana. Né si avvede il ricorrente che non può farsi un giudizio contro-fattuale soltanto parziale, come invece auspicato nell'impugnazione.

1.2. Quanto al secondo motivo di ricorso, alle osservazioni testé svolte deve aggiungersi che, ragionando nei concreti termini in cui ragiona il ricorrente e portando il discorso alle estreme conseguenze, occorrerebbe concludere che A.G., dopo avere realizzato, come si è visto, uno scavo assai più profondo (6 metri anziché 3,50) e molto più "angolato" (quasi 90° anziché minimo 10° - massimo 40°) rispetto a quello previsto nel progetto, e, quindi, più pericoloso, senza apporre i necessari strumenti di contenimento (sbadacchiature), avrebbe potuto legittimamente consentire, senza alcuna sua responsabilità, che in siffatta trincea, non provvista di alcuna impalcatura di sicurezza, accedessero gli operai di altre ditte. Il che è, ovviamente, inaccettabile, tutelando le norme di sicurezza non soltanto i dipendenti di chi agisce ma anche i dipendenti di altri soggetti e, più in generale, tutti i consociati che possano, per così dire, "fisiologicamente", entrare in contatto con la fonte di pericolo. E' diffuso al riguardo l'esempio del datore di lavoro, la cui posizione di garanzia è costituita rispetto al rischio lavorativo ma non già contro l'evento-infortunio di colui che si sia introdotto abusivamente di notte nel cantiere edile, purché, però, idonee siano le cautele approntate per evitare l'introduzione di un estraneo in un'area oggettivamente pericolosa come un cantiere (infatti: «La condotta di chi, sia pure abusivamente, si introduce in un fondo altrui, lasciato colposamente accessibile a chiunque, e riceve un danno dallo stato dei luoghi o dalle cose ivi esistenti non è qualificabile come causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l'evento di cui all'art. 41, comma 2, cod. pen.»: Sez. 4, n. 6506 del 03/02/2000, P.G. e P.V. in proc. Tentindo, Rv. 216601); e «Per escludere il nesso di causalità nei reati colposi non è sufficiente che sia intervenuta nella produzione dell'evento un fatto illecito altrui, ma occorre che il fatto stesso abbia i caratteri di causa eccezionale, atipica, non prevista ne' prevedibile, che sia stata da sola sufficiente a produrre l'evento. Ne consegue che l'introduzione di notte in una zona privata delimitata da recinzione e con cartelli di divieto rappresenta un fatto illecito non imputabile se non al comportamento di colui che lo pone in essere e, quindi, eccezionale ed imprevedibile configurabile come causa idonea ad interrompere il nesso di causalità. (Fattispecie in tema di omicidio colposo)»-. Sez. 4, n. 113111 del 07/05/1985, Bernardi, Rv.171215).

 1.3. In relazione al terzo motivo di ricorso, strettamente collegato al precedente, si osserva come sia adeguata, per quanto sintetica, la risposta fornita dalla Corte di merito alla p. 17 della sentenza impugnata: anche volendo aderire alla lettura dell'art. 100 del  d. lgs. n. 81 del 2008 che propone la difesa, allora, in conseguenza, occorrerebbe ritenere - hanno efficacemente osservato i Giudici di merito - che, «terminata l'opera di scavo, non poteva il cantiere essere lasciato in condizioni di assoluta insicurezza per coloro che, subito dopo, sarebbero andati ad operarci»; il che, come si è visto, non è e non può essere.
 Trascura, in ogni caso, il ricorrente il grave errore di partenza dell'imputato, accertato dai Giudici di merito: avere realizzato uno scavo assai più profondo e più pendente, quindi molto più pericoloso, di quello previsto nel progetto, in ultima analisi avere scavato e non messo in sicurezza una buca senza sostegni.

 1.4. Quanto al quarto motivo di ricorso, il Collegio osserva come alle pp. 15¬16 della sentenza impugnata, per quanto sinteticamente, si interpretano i grafici allegati al progetto come chiaramente riferiti alla preservazione della stabilità del fabbricato a stretto confine: ne discende che l'imputato non può sostenere di non avere saputo che sarebbe stato costruito un muro di fronte allo scavo.”

Negli stralci delle sentenze si possono ricavare alcuni punti fermi:

Il CSE  “non è tenuto anche ad un puntuale controllo, momento per momento, delle singole attività lavorative, che è invece demandato ad altre figure operative (datore di lavoro, dirigente, preposto”

“nondimeno detta figura rileva nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia della incolumità dei lavoratori e a tale fine rileva al contempo una scrupolosa verifica della idoneità del POS e nella assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e di coordinamento e nell'assicurazione dell'adeguamento dei piani in relazione alla evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute (con particolare riferimento a ipotesi di mancata verifica di idoneità del POS che non contemplava il rischio di caduta attraverso lucernari sez. IV, 14.9.2017, Prina Rv.271026).”

“Assumeva il giudice di appello che doveva essere riconosciuta la responsabilità del coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione in quanto, pure avendo previsto nel piano di sicurezza e coordinamento che le aperture costituenti lucernai del complesso immobiliare in costruzione dovessero essere delimitate da parapetti in legno per tutta l'ampiezza del perimetro, aveva omesso di sincerarsi per alcuni giorni che tali parapetti fossero presenti a seguito dello smantellamento del ponteggio da parte della impresa esecutrice”

Si tratta di alcuni “passaggi” importanti che con grande efficacia “fotografano”  i compiti del CSE.

In sintesi non si possono addebitare al CSE fatti riferiti alla manomissione quotidiana degli apprestamenti di sicurezza e/o all’impiego di DPI,  a singole manovre dei mezzi d’opera, cioè alla gestione operativa continua delle lavorazioni e del cantiere ecc..

Il CSE sarà sicuramente coinvolto quando si evidenziano difetti di programmazione e organizzazione del cantiere, viabilità, aree di stoccaggio ecc. -  da  palesi difformità nell’allestimento di opere provvisionali – ponteggi metallici fissi – mancata protezione e o  la rimozione di protezione di cavedi, aperture verso il vuoto ecc. -  anche quando la rimozione di tali apprestamenti derivino dalla evoluzione dei lavori per la mancata programmazione di fasi sequenziali che coinvolgono più imprese – di scavi eseguiti in difformità alle norme indicate dal PSC e dalla  norme di buona tecnica, si potrebbe continuare elencando tante altre situazioni simili, che non hanno dinamiche occasionali o quotidiane, ma “strutturali” nella organizzazione e gestione delle lavorazioni.

Nelle sentenze si legge “ non basta indicare la misura nel PSC” si deve attuare una verifica sull’applicazione della misura di sicurezza, degli apprestamenti ecc. durante l’esecuzione dei lavori.

Importante organizzare bene il monitoraggio delle lavorazioni, in relazione all’inizio di quelle in cui vi sono criticità significative e alla loro evoluzione – ad esempio Rischio di caduta Dall’alto, Rischio di seppellimento causa frana delle pareti di scavo – collasso di strutture in demolizione ecc. – programmare la lavorazione e monitorare l’applicazione delle procedure e degli apprestamenti di sicurezza.

Attenzione – il CSE non può pensare di superare le proprie responsabilità, prescrivendo misure inapplicabili e/o che non vengono applicate – verbale con prescrizioni, mentre in pratica si sta operando con modalità diverse – poi si “scivola via” dal cantiere per non “vedere” – potrebbe essere un vero bumerang come si evince dalle sentenze  – stesso ragionamento vale per i POS, scrivere tutto e il contrario di tutto e in pratica fare poco e nulla non assolve nessuno dalle responsabilità civili e penali.

CSE – il ragionamento che viene fatto da molti Tecnici è quello di evitare di essere presenti in cantiere per intere lavorazioni critiche – il loro ragionamento è il seguente: “la mia presenza in cantiere è inopportuna, mi coinvolge troppo” – “il mio compito finisce dopo che ho scritto in un verbale le mie prescrizioni” – “qualcuno di fronte a lavoratori in quota senza nessuna misura individuale e/o collettiva di protezione, consiglia perché devi intervenire come CSE, hai dato indicazioni, poi spetta solo alla Ditta attuare le misure tu girati e vai” –  No no è proprio così, di fronte a Rischi Gravi non ci si può girare dall’altra parte e non può farlo nessuno ne il CSE ne il Committente -  vi sono molte ragioni per essere contrari a tali ragionamenti – seguire le lavorazioni più critiche e complesse consente di elevare la propria professionalità, la conoscenza di tutti gli aspetti che spesso dal “tavolo” non si comprendono – consentono “domani” di fare di più e meglio nella redazione del progetto della sicurezza (PSC) – in secondo luogo come abbiamo potuto riscontrare leggendo le sentenze non esime da responsabilità civili e penali.     

Verbale di Coordinamento e Cooperazione con integrazione  del PSC, seguito da atti di verifica nella fase esecutiva  - con eventuali provvedimenti, fino alla sospensione dei lavori nel caso ricorrano gli estremi dell’art. 92 comma 1, lettera   f  del D. Lgs. 81/08.
erifica del POS – una verifica scrupolosa con la eventuale valutazione negativa che potrà presupporre parere negativo all’inizio dei lavori e/o richiesta di integrazione entro una scadenza definita dello stesso POS.

Il CSE dovrà attuare tutte quelle azioni per gestire le criticità, integrare il PSC, far aggiornare i POS e monitorare l’attuazione delle misure concordate e/o impartite con prescrizioni.


Si tratta in sintesi di una attività importante, sempre più impegnativa in relazione alla dimensione del cantiere, al numero di imprese esecutrici, alla evoluzione dei lavori, alla presenza di “Rischi particolarmente aggravati”, così come definiti nel D. Lgs. 81/08.

 “ALLEGATO XII del D. Lgs. 81/08 -  ELENCO DEI LAVORI COMPORTANTI RISCHI PARTICOLARI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE DEI LAVORATORI
1. Lavori che espongono i lavoratori a rischi di seppellimento o di sprofondamento a profondità superiore a m 1,5 o di caduta dall’alto da altezza superiore a m 2, se particolarmente aggravati dalla natura dell’attività o dei procedimenti attuati oppure dalle condizioni ambientali del posto di lavoro o dell’opera.
1-bis. Lavori che espongono i lavoratori al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo.108
2. Lavori che espongono i lavoratori a sostanze chimiche o biologiche che presentano rischi particolari per la sicurezza e la salute dei lavoratori oppure comportano un’esigenza legale di sorveglianza sanitaria.
3. Lavori con radiazioni ionizzanti che esigono la designazione di zone controllate o sorvegliate, quali definite dalla vigente normativa in materia di protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti.
4. Lavori in prossimità di linee elettriche aree a conduttori nudi in tensione.
5. Lavori che espongono ad un rischio di annegamento.
6. Lavori in pozzi, sterri sotterranei e gallerie.
7. Lavori subacquei con respiratori.
8. Lavori in cassoni ad aria compressa.
9. Lavori comportanti l’impiego di esplosivi.
10. Lavori di montaggio o smontaggio di elementi prefabbricati pesanti.”

Se leggiamo l’allegato XI coordinato con l’allegato XV – contenuti minimi dei PSC – punto 2.2.3.  – nella redazione del documento il CSP deve analizzare le seguenti criticità:

“a) al rischio di investimento da veicoli circolanti nell’area di cantiere;
b) al rischio di seppellimento negli scavi;
b-bis) al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo;
c) al rischio di caduta dall’alto;
d) al rischio di insalubrità dell’aria nei lavori in galleria;
e) al rischio di instabilità delle pareti e della volta nei lavori in galleria;
f) ai rischi derivanti da estese demolizioni o manutenzioni, ove le modalità tecniche di attuazione siano definite in fase di progetto;
g) ai rischi di incendio o esplosione connessi con lavorazioni e materiali pericolosi utilizzati in cantiere;
h) ai rischi derivanti da sbalzi eccessivi di temperatura.
i) al rischio di elettrocuzione;
l) al rischio rumore;
m) al rischio dall’uso di sostanze chimiche”.

Ne ricaviamo che in alcune circostanze è inderogabile sospendere le lavorazioni come recita l’art. che segue.

Art. 92 D. Lgs. 81/08 comma 1 lettera f) sospende, in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate”

A fronte della presenza di gravi e imminenti Rischi non basta redigere un verbale con prescrizioni e uscire dal cantiere è indispensabile sospendere i lavori nella specifica zona e/o se necessario nell’intero cantiere  (Eventualmente anche temporaneamente – tempo necessario al ripristino delle misure di sicurezza).